Comunicazione aziendale e valori

Qualcuno di noi si ricorda ancora quando il suono del modem a 56k faceva da sottofondo all’estenuante attesa del caricamento delle prime pagine del World Wide Web, altri, fortunati loro, non erano ancora nati e non hanno vissuto l’epoca in cui non si viveva connessi ma si decideva di navigare. Sembra passata un’eternità da quel 6 agosto 1991, giorno in cui Tim Berners-Lee pubblicò il primo sito web, stiamo vivendo un cambio di paradigma del quale forse non riusciamo ancora a comprendere i confini; forse anche perché facciamo fatica a concentrarci: siamo costantemente immersi in un affollamento caotico e insistente, un assedio di pop up, clickbait, video virali, fake news e contenuti scadenti che, oltre a suscitare una sensazione di ansia diffusa, abbassa complessivamente gli standard di qualità della comunicazione e dell’estetica in generale. Travolti dal livestream al quale siamo costantemente connessi rischiamo di subire la rivoluzione con l’illusione di esserne protagonisti, ritrovandoci alla fine, in un mondo scadente e dozzinale.

Comunicare laggiù nel cyberspazio

Questo mondo caotico dietro le quinte assomiglia molto al cyberspace profetizzato da William Gibson dove regnano divinità colossali che definiscono le regole dell’universo in modo che siano più che altro utili a consolidare la loro religione fatta di parole e immagini sempre più svalutate e inflazionate. Le aziende che vogliono comunicare si trovano davanti a un bivio: seguire la corrente oppure rimboccarsi le maniche, decidere una direzione originale e remare con energia. Nel primo caso si tratta di una guerra senza quartiere nella quale ad esclusione di qualche genio fortunato che riesce a emergere, chi è più spregiudicato e dispone della potenza di fuoco più grande vince. Nel secondo caso bisogna abbandonare le tecniche di guerriglia, liberarsi dell’ossessione per la call to action e pensare a costruire. La guerriglia può essere la scelta giusta nel caso che l’obiettivo sia la vendita di prodotti on-line, il numero di contatti genera in proporzione numero di conversioni, ma attenzione, le divinità che definiscono le regole sono avide e vale sempre la regola del più forte: Google e Facebook chiedono soldi, chi ne può investire di più, di solito vince.

Profondità e linguaggio

Nel caso l’obiettivo sia il Branding il discorso può cambiare, si tratta di un processo più lungo che punta a risultati più profondi. La comunicazione in rete contribuisce sostanzialmente alla definizione dell’identità aziendale e va affrontata con una visione prospettica. Partire dalla definizione di un linguaggio proprio e farlo privilegiando i criteri qualitativi può fare la differenza. La cura e l’attenzione alla forma e ai contenuti della comunicazione aziendale alla lunga paga più della quantità e dell’efficacia spettacolare e, ne siamo convinti, alla lunga produce risultati nell’ambito dell’affermazione dell’identità aziendale con tutte le conseguenze che ciò favorisce.

Il valore estetico della comunicazione

Ci piace credere che la ricerca di una cifra estetica propria possa contribuire allo sviluppo del senso critico delle persone. L’attenzione e la cura, la ricerca di soluzioni alternative, la ricerca di un linguaggio, l’inserimento di criteri estetici fini a se stessi nelle scelte di comunicazione, oltre ad affermare indirettamente il prestigio dell’azienda, ha una dimensione etica che ha a che fare con la responsabilità di chi comunica.