L’educazione finanziaria

La situazione attuale

Di questi tempi è abbastanza frequente incappare nella convinzione piuttosto comune che sia diventato complicato gestire i propri risparmi. Ma è effettivamente così? Indubbiamente il 2018 verrà ricordato dai risparmiatori come una annata terribile: insieme al famigerato 1929, anno della Grande Crisi, lo scorso anno ci ha presentato un 85% di asset class negativo, ossia con una probabilità di guadagno molto bassa.

Tralasciando l’ultimo anno, però, è necessario affrontare il tema del risparmio in modo imparziale e oggettivo, prendendo in esame statistiche , comportamenti e studi effettuati negli anni sui risparmiatori italiani. La volontà è quindi quella di capire quanto siamo “educati” nella corretta gestione del risparmio e come fattori esterni incidano sulle nostre scelte finanziarie ed economiche.
Partiamo da una prima considerazione: quale è la attuale ricchezza delle famiglie italiane? Al 2018, la Banca d’Italia ci fornisce un dato ufficiale che attesta una ricchezza finanziaria pari a 4 mila 287 miliardi di euro, di cui il 32% (vale a dire 1371 miliardi) fermi sui conti correnti.

Questo dato ci permette di osservare come in realtà la situazione economica italiana non sia così negativa, piuttosto la domanda da porsi è come mai un abbondante 30% di questa ricchezza sia parcheggiata su uno strumento così inefficace per la pianificazione finanziaria. Perché inefficace? Perché non dà rendimento, viene applicata l’imposta di bollo per giacenze medie annue superiori a 5 mila euro e si scontano dei costi annui applicati dalle banche. Nonostante tutti questi disincentivi, il conto corrente rappresenta comunque nelle scelte dei risparmiatori italiani la prima preferenza in assoluto.

L’educazione finanziaria

Questa premessa ci permette di entrare più nel dettaglio su quello che ad oggi rappresenta un grande limite del risparmiatore italiano, vale a dire l’educazione finanziaria. Per farlo ci affidiamo ad un interessante studio portato avanti da un insieme di soggetti quali la Consob, la Banca d’Italia e il portale governativo quellocheconta.gov.it che permettono di avere una fotografia, a dire il vero non bellissima, dell’attuale situazione italiana. Ma andiamo più nel dettaglio e snoccioliamo qualche dato.

L’Italia risulta essere ultima nella classifica del livello di cultura finanziaria dei paesi appartenenti all’OCSE, davanti a noi la Polonia, la Turchia e l’Ungheria. Dato che è frutto di alcune semplici domande che hanno fatto capire come ci siano grandi lacune su alcuni temi basilari della finanza. Alcuni esempi: alla domanda su cosa sia un tasso di interesse semplice, solo il 47% degli intervistati ha dato la risposta corretta contro il 65% su base OCSE. Se la domanda posta invece è che cosa sia un interesse composto allora le cose non vanno meglio e la percentuale di risposte corrette si abbassa al 37% contro il 48% degli intervistati dei paesi OCSE. Il tema della diversificazione invece è conosciuto solo dal 37% degli italiani, mediamente invece è conosciuto dal 65%. La mancanza di conoscenza in materia finanziaria, delle basi per potersi muovere negli investimenti e nella gestione dei propri risparmi implica quindi anche una mancata pianificazione del futuro. Ad oggi, rispetto al passato, l’investitore medio ha molte più possibilità di scelta e di movimento nella gestione del risparmio grazie all’innumerevole galassia di strumenti finanziari presenti sul mercato. Eppure, risulta assai difficile districarsi autonomamente nella scelta più adatta e congeniale rispetto alle esigenze reali e personali dell’investitore.

Per questo articolo sono state utilizzate le seguenti fonti:

  • Il sole 24 Ore
  • La relazione annuale della Consob e della Banca d’Italia