Personal Branding: sai cos’è e come gestirlo?

Saper gestire strategicamente la propria immagine professionale è oggi di fondamentale importanza per sopravvivere a un contesto lavorativo complesso, incerto, ambiguo, dove più che nuove competenze servono capacità di innovarsi, creare valore e risolvere problemi. Seguendo una strategia e diventando un riferimento riconosciuto nel proprio settore. Ne abbiamo parlato con Luigi Centenaro, pioniere in Italia del Personal Branding, fondatore della società BigName, docente universitario (e molto altro).

Gestire in maniera strategica la nostra immagine professionale – così come curiamo la nostra immagine off line, il nostro aspetto fisico, l’abbigliamento – è un fattore fondamentale per ciascuno di noi, soprattutto in un mondo, come quello di oggi, in cui tutto cambia rapidamente, in cui il lavoro, e di conseguenza la carriera, subiscono mutazioni continue e repentine e dove è sempre più richiesta una capacità di adattarsi a nuove situazioni, facendo leva non solo sulle competenze ma anche sull’identità professionale e sul valore che siamo in grado di offrire a chi ci sta di fronte, sia esso un datore di lavoro o un cliente. È questo, in sintesi, quello che si definisce fare Personal Branding, un concetto preso in prestito dal mondo del marketing perché, proprio come in quel settore, bisogna avere degli obiettivi ben chiari in mente, una strategia da seguire, strumenti di monitoraggio e capacità di adattamento. Come spiega Centenaro “gestire in maniera strategica la propria immagine professionale non riguarda tanto quello che noi siamo ma quello che gli altri percepiscono di noi. La nostra presenza on line influenza, infatti, l’opinione che gli altri hanno di noi”.

L'approccio

“Deve essere assolutamente strategico: questo significa in primis avere ben chiaro in mente un obiettivo da cui partire (e a volte è la parte più difficile); quindi saper valorizzare la propria professionalità, ossia avere la consapevolezza di quali sono le nostre leve, le peculiarità, l’identità che ci rendono unici rispetto agli altri; e ancora saperle comunicare facendoci notare dagli altri; infine, monitorare il risultato finale. Che deve essere quello di arrivare a influenzare gli altri, ossia influenzarli in anticipo. In questo modo possiamo gradualmente farci un nome e diventare dei big name del nostro settore e far sì che le opportunità vengano da noi anziché andarle a cercare”.

Quali sono gli elementi chiave per un Personal Branding di successo?

“Per raggiungere l’obiettivo di gestire perfettamente la nostra immagine professionale, abbiamo di fronte una sfida, fatta di diversi livelli. Ogni tanto è bene fermarsi a riflettere, usando lo schema che segue come “strumento di diagnosi” per capire cosa stiamo facendo attualmente, come va la nostra attività di Personal Branding, su quale opportunità strategica vogliamo lavorare nel prossimo periodo, mantenendo un atteggiamento sempre fortemente orientato alle nostre priorità. Bastano pochi minuti al giorno per rifinire un aspetto, modificare un ambito del nostro profilo on line, correggere un elemento, per costruire e gestire efficacemente la nostra immagine.

Perché il nostro Personal Branding funzioni dobbiamo chiederci se siamo:

  1. Conosciuti: siamo ricordati dal nostro Pubblico, sa chi siamo e/o ci riconosce
  2. Compresi: chi sa di noi ha chiaro cosa facciamo (Professione)
  3. Valorizzati: chi sa cosa facciamo ha chiaro perché siamo utili, comprende il nostro valore
  4. Considerati: chi ci ha valorizzato percepisce il nostro Posizionamento e ci considera come una delle possibili opzioni
  5. Scelti: chi ci ha considerato si sente in sintonia con noi e ci sceglie rispetto ad altri
  6. Confermati: chi ci ha scelto ci conferma o ci rimane fedele (fidelizzazione)
  7. Consigliati: ci raccomandano ad altri e parlano bene di noi (es. passaparola online).

(© BigName srl, tratto dal Personal Branding Canvas https://bigname.it/personal-branding-canvas/)

E gli errori più comuni?

“Data la definizione di Personal Branding e evidenziati i risultati su cui insiste, è bene comprendere anche cosa NON è Personal Branding e quali errori bisogna evitare per non compromettere tutta la strategia. Non c’è ovviamente una risposta che vada bene per tutti, perché tutto dipende dagli obiettivi che ciascuno di noi si pone e dai risultati che vuole raggiungere. Tipicamente, tuttavia, sono due gli errori che tutti commettono nel presentare se stessi agli altri: essere autocelebrativi, ossia vantarsi esageratamente di quello che si sa o si pensa di saper fare, e non avere obiettivi chiari capaci di guidare la propria strategia. On line questi errori saltano subito agli occhi. Se quindi è vero che oggi il nostro curriculum è Google e siamo assolutamente disintermediati – mentre noi stiamo dormendo, dall’altra parte del mondo qualcuno sta guardando il nostro profilo LinkedIn e si sta facendo un’opinione su di noi – a maggior ragione è fondamentale avere una strategia ben chiara da seguire con cui presentarci su internet e gestire molto bene quello che pubblichiamo. Su un social come LinkedIn, ad esempio, nato proprio per scopi professionali, facciamo attenzione alla foto del profilo, al titolo professionale che ci attribuiamo, a come raccontiamo chi siamo e cosa facciamo (ci stiamo rivolgendo al target giusto? Si capisce quello che facciamo? Abbiamo messo in evidenza cosa siamo in grado di offrire come valore agli altri?), mentre su Facebook facciamo attenzione ai like senza un razionale – dimmi cosa ti piace e ti dirò chi sei – e a cosa condividiamo, perché alle volte, per ottenere qualche like in più, rischiamo di apparire diversi da quello che in realtà siamo veramente”.

Il Personal Branding come strumento di agilità in un contesto professionale complesso

“In questo mondo volatile, incerto, complesso e ambiguo in cui ci muoviamo oggi, è fondamentale dunque applicare il paradigma dell’innovazione anche alle professioni, chiedendoci non tanto quali nuove competenze dobbiamo avere o procurarci per fare carriera e avere successo, ma quale nuovo valore possiamo e dobbiamo creare per chi ci sta di fronte. Siamo costretti a cambiare molto spesso le nostre strategie professionali, a volte innovandole del tutto, adattandole alle diverse situazioni, passando continuamente dal lavoro alla formazione e viceversa, cambiando obiettivi e attività. Per questo parliamo di innovazione professionale più che di sviluppo professionale in senso tradizionale. Questo contesto così complesso ci obbliga ad avere due skill molto importanti: la capacità di cambiare la nostra strategia professionale, ossia il modello di business personale come evidenziato nel libro Business Model You di Tim Clark che ho curato per la Hoepli, e, appunto, un Personal Branding. Per farci un nome e attrarre opportunità. E che ci sostiene in tutti i passaggi della nostra carriera così ricca di complessità. Il Personal Branding è dunque uno strumento di agilità che ci consente di prendere delle decisioni in fretta, avere un paradigma, un modello da seguire, di sapere subito come adeguarci, su quali leve puntare per differenziarci, come sviluppare un piano adeguato di lavoro per il futuro. Per aiutare le persone in questo lavoro personale di costruzione e gestione del Personal Branding con BigName abbiamo creato degli strumenti visuali gratuiti, semplici e pratici, pensati per migliorare la strategia professionale, innovare la professione, analizzare punti di forza e di debolezza, stendere un piano per cogliere opportunità e minacce, sviluppare la rete di contatti in maniera funzionale agli obiettivi di ciascuno: il toolkit dell’innovazione professionale, scaricabile gratuitamente al seguente indirizzo: https://bigname.it/toolkit-innovazione-professionale/”.

Innovazione professionale e mondo assicurativo: quale il consiglio per un consulente del settore?

“Anche il professionista assicurativo oggi vive in un contesto molto competitivo. Ciò non deriva solo dall’attività di altri consulenti del settore ma anche e soprattutto dall’innovazione digitale, dalle <<macchine>> che sostituiscono alcuni dei task più elementari – basti pensare a tutte le app e ai siti che vendono assicurazioni e offrono consulenza e soluzioni veloci e facili a portata di click. Per questo, un professionista del settore deve continuamente cercare di utilizzare l’innovazione come paradigma di sviluppo professionale e come strumento di agilità, andando oltre alla sola acquisizione di nuove competenze e focalizzandosi sulla creazione di nuovo valore e la capacità di risolvere i problemi del cliente”.