Welfare…siamo proprio “sicuri”?

Preoccupazione per il futuro, poca fiducia nella sanità pubblica ma altrettanto poche soluzioni integrative. Come affrontano gli italiani la situazione del welfare per il presente e in ottica futura?

Lo stato sociale

Con l’espressione welfare state o semplicemente welfare si intende l’insieme delle condizioni economico-sociali derivanti dall’intervento dello Stato, in un’economia di mercato, per garantire il benessere dei cittadini. Comprende pertanto il complesso di interventi pubblici diretti a migliorare le condizioni di vita delle persone in diversi ambiti:

  • assistenza sanitaria
  • pubblica istruzione
  • indennità di disoccupazione
  • previdenza sociale (assistenza d’invalidità e di vecchiaia)
  • accesso delle risorse culturali (biblioteche, musei…)
  • difesa dell’ambiente
  • degli standard minimi di reddito

Nei moderni Stati di diritto, che si fondano sul principio di uguaglianza, questi servizi vengono erogati dai conti pubblici attraverso la “spesa sociale” e provengono in maggior parte dal prelievo fiscale.

La situazione, oggi, in Italia…

La combinazione negativa di crisi economica e contrazione della spesa pubblica ha portato negli anni a ridurre sempre più i servizi che lo Stato riesce a garantire ai suoi cittadini: nonostante il prelievo fiscale, il welfare pubblico non riesce a far fronte a tutte le eventuali necessità del singolo, soprattutto in alcuni ambiti, come il sistema sanitario che, vuoi per l’invecchiamento della popolazione, vuoi per le risorse economiche pubbliche sempre più limitate, sta andando incontro a difficoltà sempre maggiori. A titolo esemplificativo, ognuno di noi, tramite IRPEF, Iva e accise sui carburanti, sostiene la spesa pubblica con un contributo di circa 1.884,00€ all’anno. Sforzo pressoché inutile dal momento che, per poter accedere, in Lombardia, a una visita cardiologica, un cittadino deve aspettare in media 51 giorni. Non potendo sempre attendere tempi così lunghi, molto spesso le persone si rivolgono al settore privato, pagando di tasca propria visite ed esami. Nel 2018, da un’analisi statistica del Censis, è emerso che 7 milioni di italiani hanno dovuto indebitarsi tramite istituti di credito per far fronte alle spese sanitarie. Numeri che rivelano una crescente fragilità sociale, soprattutto tra le famiglie in condizioni di debolezza. Gli squilibri determinano la rinuncia alle prestazioni, che si aggira intorno al 40,8% per le cure sanitarie e che sale al 61,5% per la fascia più debole, con un 17% di rinuncia rilevante che colpisce particolarmente le visite mediche mentre il settore più critico è quello dell’assistenza agli anziani e ai non autosufficienti, con un tasso medio del 48%. Il 36,7% delle famiglie con figli a scuola o all’università fa rinunce a spese per l’istruzione, e per il 15% si tratta di rinunce rilevanti, con un’incidenza sul percorso formativo*.

…e la percezione degli italiani

Da una recente ricerca Ipsos sulla situazione del Welfare in Italia**, è emerso che gli italiani sono convinti della necessità di riformare il sistema di welfare e di riallocare le risorse pubbliche in modo più efficiente. Le preoccupazioni personali per il futuro sono molteplici e riguardano soprattutto una possibile condizione di malattia o non autosufficienza (46%), l’inadeguatezza della pensione (36%), la difficoltà far fronte alle spese (30%) e la mancanza di una prospettiva lavorativa (29%). Nonostante la consapevolezza che un sistema di welfare così strutturato non possa essere sostenibile nel lungo periodo, c’è tuttavia una bassa partecipazione e informazione al riguardo. Basti pensare che l’86% degli intervistati ha dichiarato di non essersi posto il problema di come affrontare in termini economici una possibile situazione di disabilità in vecchiaia. Inoltre, soltanto il 22% degli italiani dispone di un’assicurazione sanitaria e il 61% non ha interesse a farla. Allo stesso modo, solo il 30% della popolazione dichiara di poter contare su un piano pensionistico integrativo.

Le diverse forme di tutela integrativa

Come potersi dunque costruire un “paracadute” che attutisca l’impatto, nell’immediato e nel futuro, derivante dalla mancanza di garanzie da parte dello Stato nel far fronte a ogni eventuale imprevisto riguardante la salute, la vecchiaia o l’invalidità? Il settore privato offre soluzioni personalizzate e tagliate su misura per le esigenze di ciascun individuo, che possono spaziare dalla tutela reddituale, ossia una copertura che garantisca a noi, ma anche ai nostri cari che dipendono economicamente da noi, una continuità reddituale, ad una tutela che garantisca la facoltà di scegliere da chi, dove e quando farsi curare, fino alla tutela del patrimonio. E, rivolgendo uno sguardo al futuro, soluzioni che preservino l’autonomia in caso d’invalidità o tutelino la non autosufficienza causata dall’anzianità (Programmi Long Term Care).

La consulenza personalizzata, ovvero prevenire consapevolmente è meglio che curare

È altrettanto evidente che sia sempre più necessaria un’informazione di qualità, specializzata e competente, a 360°, in grado di stimolare un approccio più proattivo del cittadino nell’ambito di una nuova offerta di welfare, non certo con lo scopo di spaventare le persone sul proprio futuro, ma per renderle consapevoli della situazione, in modo tale da poter affrontare con serenità eventuali imprevisti. E orientandole su quelle soluzioni integrative al welfare pubblico che possano non solo tutelare quegli ambiti che, altrimenti, resterebbero scoperti (sanità, pensione, invalidità…) ma anche ampliandole ad altri aspetti, che possano concorrere a garantire un benessere generale dell’individuo, tema che sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella qualità della vita personale e lavorativa della popolazione.

Per questo articolo sono state utilizzate le seguenti fonti:

* Fonte: Rapporto sul bilancio di welfare delle famiglie italiane della società indipendente Mbs Consulting marzo 2019
** Fonte: ricerca Ipsos “Gli italiani: bisogni, aspettative e scelte di welfare” dicembre 2018