Trasformazione Digitale

per essere un'opportunità di crescita servono le persone

Per sfruttare appieno le potenzialità della digitalizzazione è fondamentale una rete di persone che interagiscano tra loro in modo flessibile, capaci di massimizzare i risultati dei business esistenti ma anche di condividere la vision aziendale, prendersi le proprie responsabilità e ricercare innovazioni continue per tenere il passo con i cambiamenti del contesto. Principi fondamentali su cui Leonardo ha sempre lavorato e che oggi, in un momento in cui è cambiata la modalità lavorativa con l’avvento dello smart working, sono stati trasformati in momenti operativi concreti e vincenti per l’azienda.

Ormai da diversi mesi il nostro modo di lavorare è cambiato, se non nei contenuti e negli obiettivi, sicuramente nelle modalità: il processo di trasformazione digitale che Leonardo aveva intrapreso già da tempo, in netto anticipo rispetto ai tempi del settore, ha avuto, infatti, una grande accelerata da quando al lavoro in presenza in ufficio, a cui eravamo da sempre abituati, si è prima sostituita e poi affiancata una nuova formula: lo smart working.
L’eccezionalità del momento di emergenza prima e il contesto incerto che stiamo attraversando ora non ci hanno sicuramente colto impreparati: il livello di digitalizzazione e la cultura dell’innovazione che ci hanno sempre contraddistinto ci hanno permesso, infatti, di affrontare con tempestività, efficienza e con gli strumenti adeguati la situazione contingente e, anzi, ci hanno aperto nuove opportunità in termini di gestione dei clienti e dei processi, di flessibilità, di servizi offerti.
Ma tutto questo è stato possibile – e continuerà a esserlo nel tempo – solo grazie alle persone che ogni giorno, con competenza, capacità innovativa e spirito di appartenenza lavorano per contribuire al processo di sviluppo dell’azienda, individuando e sfruttando le potenzialità delle tecnologie e indirizzandole verso l’ottimizzazione dell’attività.

La School of Management del Politecnico di Milano ha recentemente analizzato questo nuovo modello organizzativo basato su processi di digitalizzazione aziendale e ha individuato tre pilastri necessari alla sua buona riuscita:

• Innanzitutto l’assumersi la responsabilità individuale dei risultati che si producono mettendo in campo le proprie competenze, abilità e risorse per raggiungere gli obiettivi prefissati;

• in secondo luogo la capacità di coinvolgimento delle persone rispetto agli obiettivi dell’organizzazione al di là di quanto richiesto dal proprio ruolo. E questo avviene quando le persone trovano un significato più ampio in quello che fanno rispetto al contribuire al solo profitto dell’impresa e alla remunerazione del proprio lavoro.

• Infine riuscire a creare un senso di appartenenza intorno a una vision aziendale che abbia significato e valore.

(Il Sole 24 Ore del 16 luglio 2020)

Ebbene, questi tre concetti che oggi emergono come chiave di successo sono gli stessi che Leonardo, già da tempo, aveva individuato – con estrema lucidità – come fondamentali per la sua crescita e che, nel momento in cui è iniziata la fase di smart working, ha saputo prontamente trasformare in azioni concrete, adeguando a questi principi molteplici aspetti della sua attività: dalla definizione degli obiettivi commerciali, all’organizzazione delle agende delle persone, dall’organizzazione di diversi momenti di condivisione al lavoro continuo sulla vision aziendale.
Se dunque partivamo avvantaggiati nell’affrontare la contingenza grazie al processo di trasformazione digitale già in atto (basti solo pensare alla dotazione di strumenti tecnologici che abbiamo quotidianamente a disposizione) con l’avvento dello smart working abbiamo messo a terra e trasformato in momenti operativi concreti questi principi che già guidavano il nostro modus operandi, sui quali lavoravamo da tempo e su cui è importante che ciascuno di noi lavori individualmente, ogni giorno, nel suo personale percorso di crescita professionale e personale.
Il fatto che questo nostro modo di lavorare oggi sia stato riconosciuto come modello di successo anche da parte di un’istituzione come il Politecnico di Milano ci conferma ancora una volta che siamo sulla giusta strada e che abbiamo lavorato con lungimiranza, guardando al futuro, sempre un passo avanti rispetto agli altri. È una questione culturale e gestionale ancor prima che tecnologica.
Perché senza la condivisione di una mission e il coinvolgimento delle persone che dovranno usarle, le nuove tecnologie digitali rischiano di creare organizzazioni rigide e aride anziché agili e innovative.
Next capire il futuro serve davvero prima di tutto a noi stessi e alla nostra Azienda.