Storyboard, una narrazione sospesa tra uomo e macchine. Intervista a Riccardo Giacconi

 

Artista marchigiano visivo e documentarista, Riccardo Giacconi, classe 1985, utilizza diversi media, come il video, l’installazione, la radio e la performance, per esplorare e attivare nuove forme di racconto. Per Spazio Leonardo ha realizzato Storyboard, un’esposizione site-specific composta da quattro grandi tende in pixel di plastica colorata, su cui tessere altrettante storie, come ci racconta lui durante il nostro incontro nella sede di Leonardo Assicurazioni Società Benefit.

Evocare storie

“L’arte contemporanea ha la potenzialità di attivare stimoli, strumenti e modalità di comunicazione sempre diversi. Per questo, quando parlo del mio lavoro, non mi piace considerare troppo le distinzioni tra campi e discipline. Il mio lavoro ha a che fare con le storie, che cerco quindi di raccontare, evocare e studiare nei modi in cui esistono e si sviluppano. Questo può avvenire attraverso immagini in movimento, voci registrate o oggetti esposti in uno spazio, come nel caso del lavoro site-specific realizzato per Spazio Leonardo”.

 

Storyboard, dalle marionette ai robot

“Questa mostra presenta quattro tende composte da piastrine di plastica colorata – come quelle che un tempo si vedevano spesso davanti a botteghe e negozi alimentari, soprattutto d’estate. Ognuna delle tende evoca un aspetto di una storia. Il progetto è basato sullo scambio tra un generatore automatico di testi – ossia una macchina che elabora automaticamente dei testi, basata su una rete neurale artificiale – e un input umano, un prompt, ovvero una frase che viene immessa da una persona e che poi la macchina prosegue. È una modalità di lavoro che avevo già utilizzato per il  film “Diteggiatura”, un documentario sulla compagnia marionettistica milanese Carlo Colla & Figli, una tra le più importanti al mondo. Quello che mi aveva colpito del lavoro dei Colla era proprio l’approccio arcaico all’animazione, ossia la capacità di dare vita a degli oggetti, rendendoli il più possibile vicini ai movimenti dell’essere umano. In maniera parallela, anche la robotica e l’intelligenza artificiale creano oggetti che assomigliano, si muovono e si comportano in modo simile agli esseri umani”.

 

Quattro tende per quattro storie

“Proseguendo il lavoro iniziato due anni fa per il film, la prima tenda, Storyboard #1 evoca il mondo delle marionette. Si tratta di una sorta di omaggio alla Compagnia Colla. Ho avuto la fortuna di sfogliare il loro catalogo, un grande libro in cui sono archiviate le foto di tutte le teste di marionette che hanno creato negli anni. Sulla tenda ne ho raffigurate quattro. L’atelier dei Colla ospita più di tremila marionette: ognuna ha un viso, un corpo e caratteristiche specifiche, che la rendono unica.
La seconda e la terza tenda evocano – una attraverso un testo e l’altra attraverso quattro vignette – la storia che è alla base della mostra. Ho fornito ad InferKit, un generatore automatico di testo, una frase tratta dal saggio di Heinrich von Kleist Sul teatro di marionette. A partire da quel prompt, la macchina ha prodotto un lungo testo. È una sorta di monologo, che inizia raccontando la prospettiva di una marionetta su un palcoscenico, ma che poi evolve in una sorta di sogno, in cui qualcuno sta subendo un atto di violenza. Il testo poi cambia registro, e termina inaspettatamente con un frammento che assomiglia a una poesia di Emily Dickinson.
Infine, nella quarta tenda, le immagini raffigurate sono basate su elementary cellular automata, ossia modelli matematici usati per descrivere l’evoluzione di sistemi complessi discreti.
Quindi, se le tende precedenti erano basate sul testo di una macchina che scrive imitando un essere umano, l’ultima tenda è un omaggio alle procedure matematiche per cui si possono creare delle figurazioni a partire puramente da regole, senza decidere nulla all’inizio se non le regole stesse”.

Spazio Leonardo, un contenitore di cultura e sperimentazione

“L’arte – o il racconto – possono abitare luoghi che tradizionalmente sono dediti ad altro, aprendo alla potenzialità di un incontro con qualcosa di inaspettato, qualcosa che non si cercava o non si pensava di incontrare. Questa mostra in Spazio Leonardo si chiama Storyboard perché è un invito a seguire una narrazione, e spero che lo spazio stesso possa aiutare chi visita ad abitare queste storie”.

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