A quanto ammonta la spesa out of pocket degli italiani per le spese mediche?
Le famiglie italiane spendono di tasca loro per la sanità più della media dei Paesi avanzati, oltre 40 miliardi di euro, ma lo fanno in maniera inefficiente: il 40% riguarda prestazioni a basso valore. Allo stesso tempo la spesa sanitaria mediata dai fondi e le assicurazioni specifici, è nettamente inferiore nella copertura con questa tipologia di strumenti.
Sara Spinosa
Servizio Non SI Sa Mai Leonardo Assicurazioni
Un costo per le famiglie
Nel 2025 la spesa sanitaria totale in Italia ha raggiunto 176 miliardi di cui 40,6 miliardi di spesa privata è pagata direttamente delle famiglie (in aumento di quasi il 30% tra 2015 e 2025) e 5,2 miliardi di spesa privata intermediata da fondi sanitari e assicurazioni (3%).
Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, rimarca che “questi valori riflettono tre fenomeni chiave: il sottofinanziamento pubblico, l’ipotrofia del sistema di intermediazione e il crescente carico economico sulle famiglie”.
Un diritto negato
Si spende tanto
Per cosa si spende?
Sulla base dei dati Istat le principali voci di spesa sanitaria delle famiglie includono l’assistenza sanitaria per cura (comprese le prestazioni odontoiatriche) e riabilitazione, che rappresenta il 44,6% del totale (18,1 miliardi). Seguono i prodotti farmaceutici e apparecchi terapeutici (36,9%, pari a 15 miliardi) e l’assistenza a lungo termine (LTC), che assorbe il 10,9% della spesa complessiva, per un totale di 4,4 miliardi.
Una spesa poco efficace
“Tuttavia – spiega Ivano Russo, Presidente di ONWS – le stime effettuate nel report indicano che circa il 40% della spesa delle famiglie è a basso valore, ovvero non apporta reali benefici alla salute. Si tratta di prodotti e servizi il cui acquisto è indotto dal consumismo sanitario o da preferenze individuali quali ad esempio esami diagnostici e visite specialistiche inappropriati o terapie inefficaci o inappropriate”.
A volte si rinuncia
Per altro, un argine a questa spesa sta sì avvenendo ma non per scelte oculate: sono le rinunce alle cure che a partire dal 2023 hanno interessato circa 4,5 milioni di persone, di cui 2,5 milioni per motivi economici, con un incremento di quasi 600.000 persone rispetto all’anno precedente.