Ho 25 anni e non mi preoccupo per la “Pensione”

È troppo presto per iniziare a pianificare?

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Elena Casagrande Santin

Redazione Prospettive

Ho 25 anni e se mi fermo a pensare a qual è il mio atteggiamento nei confronti del futuro devo ammettere che “Pensione” non è la prima parola che mi viene in mente.
Le mie preoccupazioni riguardano piuttosto il futuro prossimo: il riuscire a mettere da parte dei soldi per assicurarmi una vita dignitosa con una prospettiva di pochi anni, trovare stabilità, far fronte al costo crescente della vita. In poche parole mi scopro in balia del presente.

E non solo la sola probabilmente: come racconta anche la Professoressa Paola Iannello, docente di Psicologia Generale all’Università Cattolica di Milano (leggi articolo), la mente umana fa fatica a immaginarsi nel futuro, perché un tempo così distante viene percepito come se non ci riguardasse direttamente. Come se la persona che vivrà quel tempo non fossimo noi, ma qualcun altro.

Eppure, sento spesso molti miei coetanei dire: “Non andremo mai in pensione”, con preoccupazione e mi chiedo se l’approccio corretto sia porsi il problema come fanno loro o, come faccio io, accantonarlo. Il mondo che viviamo oggi può essere preso come riferimento per un progetto di vita a lungo termine? Non stiamo assistendo a cambiamenti continui e radicali? Quanti hanno il mio atteggiamento? Quanti invece stanno già pianificando il proprio futuro anche più remoto?

Da qui è nata la voglia di confrontarmi con i miei coetanei, ne ho scelti due molto diversi per formazione e professione: uno che lavora nell’ambito assicurativo e si occupa di consulenza finanziaria trattando quotidianamente il tema della pianificazione e uno che non lavora in questo settore e che rappresenta un punto di vista più vicino a quello della maggior parte dei giovani.

Asia Martino
Project Manager e Comunicazione, Prospettive Milano

La voce di chi è “fuori” dal settore

La prima persona con cui ho parlato è Asia, 25 anni, che lavora nel campo della comunicazione e ha una formazione umanistica.

Asia mi racconta che ha cominciato a pensare a temi come la previdenza e il secondo tempo solo da quando ha iniziato a lavorare. Tuttavia, il suo interesse, per ora, è rimasto molto superficiale: concretamente, non sa da dove partire, non conosce gli strumenti e sente che, nel momento in cui avrà una maggiore stabilità lavorativa, avrà bisogno di una consulenza per orientarsi.

Interessante è il fatto che, più della “Pensione” in sé, la sua preoccupazione principale riguarda il presente e il futuro prossimo: il costo della vita in Italia, la difficoltà nel mantenersi, l’aumento continuo delle spese.

Eppure, quando le chiedo se sia troppo presto per parlare di quello che l’aspetta dopo la fase lavorativa della sua vita, la sua risposta è molto netta. La sua generazione è consapevole di avere prospettive diverse rispetto al passato: “La nostra situazione è molto difficile, la direzione in cui sta andando la nostra società e il mondo intero non lascia presagire niente di positivo. Guardare avanti, per noi, probabilmente è molto più complicato che per le generazioni che ci hanno preceduto”.

Simon Pelassa
Consulente Finanziario, Leonardo Assicurazioni

Il punto di vista di chi lavora nella consulenza finanziaria

Il secondo confronto è con Simon, 25 anni, che lavora in ambito assicurativo e finaziario.

Il suo approccio al tema è molto diverso e nasce da una maggiore consapevolezza degli strumenti e delle dinamiche che regolano il futuro economico.

Anche secondo Simon, con l’ingresso nel mondo professionale iniziano le domande riguardo il futuro. Tuttavia, oggi, Simon non ne parla con paura, ma con lucidità.
Non ha sfiducia nel futuro, ma si rende conto della sua imprevedibilità. Qui entrano in gioco le sue competenze: capire come funzionano gli strumenti assicurativi e finanziari può davvero fare la differenza nel lungo periodo.

Quando gli chiedo quanto influisca la conoscenza finanziaria sul modo di guardare avanti, la sua risposta è quasi paradossale: “Più si studia, più ci si rende conto di quanto il mondo finanziario sia complesso”. Ma questo non è un limite, bensì uno stimolo. Simon racconta di essere già attivamente impegnato in un percorso di formazione e pianificazione, consapevole che l’informazione resta l’unico vero fattore di controllo.

Alla domanda se parlare di “Pensione” a 25 anni sia presto o sia giusto, Simon va addirittura oltre: secondo lui potrebbe essere già tardi. Oggi, sapendo che esistono strumenti che possono essere attivati anche molto prima dei 25 anni, ritiene fondamentale acquisire consapevolezza il prima possibile, per poter fare scelte graduali e sostenibili nel tempo.

Dal confronto con Asia e Simon emergono due approcci diversi, ma entrambi estremamente rappresentativi.

Da una parte, c’è chi percepisce la pensione come un tema importante ma distante, difficile da affrontare, dall’altra, chi vede nella pianificazione e nella conoscenza uno strumento concreto per affrontare l’incertezza del futuro.

Forse il punto non è stabilire se a 25 anni sia “presto” o “tardi”, ma iniziare a parlarne, rendendo questi temi più accessibili, comprensibili e meno spaventosi. Perché il futuro può sembrare lontano, ma le scelte iniziano sempre nel presente.

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