Bisogno di protezione: quanto ne siamo consapevoli?
I prodotti TCM e LTC stanno crescendo nel nostro Paese, ma restano ancora molto sottodimensionati rispetto ai bisogni reali di protezione delle persone. Tra gli ostacoli principali ci sono una conoscenza ancora limitata delle soluzioni disponibili, una percezione del rischio spesso distante e la tendenza ad affidarsi al patrimonio personale e al sostegno della famiglia.
Francesca Pavesi
Ufficio Stampa di Leonardo Assicurazioni
Nei giorni scorsi abbiamo intervistato alcuni giovani per le strade di Milano per capire quale fosse il loro grado di conoscenza sui temi della protezione: dalla tutela economica della propria famiglia in caso di morte prematura alle soluzioni assicurative che possono intervenire in caso di perdita dell’autosufficienza in età avanzata.
Le risposte ottenute (leggi qui) hanno restituito una fotografia piuttosto chiara: conoscenza limitata degli strumenti disponibili e una percezione del rischio ancora bassa, spesso considerata ancora lontana nel tempo.
Una situazione che trova conferma, in effetti, anche nei numeri del mercato assicurativo, analizzando l’andamento di due dei principali strumenti di protezione: le coperture Long Term Care (LTC), che intervengono in caso di perdita dell’autosufficienza attraverso una rendita o prestazioni assistenziali, e le TCM (Temporanea Caso Morte), un’assicurazione sulla vita che paga un capitale prestabilito ai beneficiari designati se l’assicurato muore durante il periodo di validità del contratto.
La situazione in Italia: qualche numero
Nel 2025 in Italia le imprese vigilate IVASS hanno raccolto 118,6 miliardi di premi Vita. Le TCM rappresentano soltanto l’1,5% del totale, quindi circa 1,8 miliardi. La quota è sostanzialmente invariata rispetto al 2024, anche se in valore assoluto la raccolta continua a crescere. Il dato mostra chiaramente come il mercato Vita italiano continui a essere soprattutto un mercato di risparmio e investimento, molto meno un mercato di protezione.
Eppure la morte prematura, oltre alla sua dimensione umana, può rappresentare un rischio economico rilevante per una famiglia. È il caso, per esempio, di un nucleo che dipende prevalentemente dal reddito di uno dei suoi componenti, che ha figli ancora economicamente dipendenti, un mutuo o altri impegni finanziari di lungo periodo.
La stessa distanza tra bisogno potenziale e diffusione delle coperture emerge ancora più chiaramente osservando il mercato delle Long Term Care. Nel 2025 le LTC classificate nel ramo IV Vita hanno raccolto circa 384 milioni di euro, con una crescita significativa, vicina al 19% rispetto all’anno precedente. Una dinamica positiva che parte però da dimensioni ancora molto ridotte rispetto al mercato assicurativo complessivo e, soprattutto, rispetto all’entità del bisogno che queste coperture dovrebbero affrontare.
L’Italia è, infatti, uno dei Paesi più longevi al mondo. Al 1° gennaio 2026 gli over 65 sono circa 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione, mentre gli over 85 hanno già superato i 2,5 milioni**. E nei prossimi decenni il processo di invecchiamento è destinato ad accentuarsi: secondo le proiezioni demografiche, gli ultraottantacinquenni potrebbero passare da poco più del 4% della popolazione attuale a oltre il 7% entro il 2050**.
Parallelamente cresce il problema della non autosufficienza. Le stime più recenti indicano in oltre 4 milioni gli anziani non autosufficienti nel nostro Paese*. A questo si aggiungono l’aumento delle patologie croniche e delle condizioni di fragilità legate all’età e una trasformazione profonda della struttura sociale, con un aumento progressivo di famiglie unipersonali, salite al 37,1% (erano il 25,9% vent’anni fa) e di conseguenza del numero degli anziani che vivono da soli. E se nel 2025 4,6 milioni delle persone che vivono sole hanno almeno 65 anni, nel 2050 potrebbero diventare 6,6 milioni*.
A fronte di questi numeri, la spesa pubblica per LTC destinata agli anziani è scesa dall’1,43% del PIL nel 2020 all’1,18% nel 2024*. Un cambiamento che rende progressivamente meno scontato poter contare, in caso di perdita dell’autonomia, sull’assistenza quotidiana della propria famiglia.
Dalla consapevolezza all’azione il passo è ancora lungo
Nei prossimi anni il sistema assistenziale italiano sarà quindi sempre più chiamato a confrontarsi con un invecchiamento demografico crescente e con bisogni di cura e assistenza destinati ad aumentare.
Eppure siamo di fronte a un paradosso: la domanda potenziale di protezione è enorme, ma rimane in buona parte inespressa. La maggior parte delle persone si dice preoccupata del futuro ma al contempo sottovaluta il rischio o, quando anche lo percepisce, fa fatica a tradurlo in scelte concrete, conosce poco le coperture disponibili e continua a pensare che il problema sarà affrontato attraverso il patrimonio personale, l’aiuto della famiglia o del welfare statale.
Non vendere soluzioni ma imparare a pianificare
Dalle stesse indagini che rilevano una scarsa conoscenza delle soluzioni assicurative sul mercato, tuttavia, emerge anche un dato positivo: un’informazione concreta sulle soluzioni, i costi e la probabilità della non autosufficienza, può modificare concretamente la percezione del bisogno e aumentare la disponibilità a prendere in considerazione una soluzione assicurativa.
Ne deriva che la figura del professionista, come quella del pianificatore finanziario, assume un ruolo centrale. Con l’obiettivo non semplicemente di vendere una TCM o una LTC, bensì di inserire queste soluzioni in un percorso di consapevolezza lungo il ciclo di vita di ogni persona, finalizzato a pianificare adeguatamente la gestione dei rischi per prevenirne le conseguenze e vivere con maggiore serenità e benessere il futuro.
* fonte: 8° Rapporto dell’Osservatorio Long Term Care CERGAS SDA Bocconi
** fonte ISTAT
***fonte: indagine ANIA-GRINS