Generazioni Finanziarie

Generazioni finanziarie a confronto 

DI FRANCESCA PAVESI

Che approccio hanno Baby Boomers, Millennials e Generazione Z ai temi finanziari? E quanto ne sanno? Quanto si parla, in famiglia di soldi? E come ci si informa? 

Nel nostro paese il livello di educazione finanziaria è purtroppo ancora basso, ma oggi ci sono realtà virtuose che lavorano per aiutare le persone a scegliere nel modo migliore e più consapevole. Informarsi e affidarsi: queste le parole chiave.

Lo scenario

Gli anni del boom economico subito dopo la fine della guerra hanno segnato grandi opportunità per il nostro Paese: un mercato economico e del lavoro più stabile, condizioni sanitarie in miglioramento, aumento delle nascite. Negli anni ‘70 il lavoro fisso era la normalità, i consumi erano più bassi e si risparmiava molto di più di oggi. Ma nel tempo le cose sono cambiate. Oggi viviamo sicuramente in una società molto più ricca, con un livello di consumi e di esigenze ben più alto che in passato, maggiori possibilità di conoscere, comunicare, connettersi, viaggiare; la digitalizzazione ha cambiato la nostra vita in tutti gli ambiti, dalla salute allo studio. D’altro canto, però, il mercato del lavoro è diventato più complesso e meno stabile, la crescita economica più bassa, la vita media si è alzata e il tasso di crescita demografica si è abbassato, con tutte le conseguenze che questo comporta in termini di pensione e di assistenza socio-sanitaria; anche la composizione della società e delle famiglie è mutata profondamente.

Conoscenze economiche tra generazioni finanziarie

Scenari economici e sociali molto diversi, dunque, che influenzano le dinamiche generazionali sotto tanti punti di vista. Uno sicuramente è quello dell’approccio ai temi finanziari, su cui gli italiani, di qualsiasi generazione, in fatto di conoscenze non raggiungono la sufficienza. “I dati OCSE parlano chiaro: adulti ma anche ragazzi sono più indietro rispetto alla media europea, anche se hanno recuperato negli ultimi anni qualche punto. Eppure oggi le conoscenze economiche e l’educazione finanziaria sono competenze indispensabili per ogni cittadino ed è fondamentale che si diffonda un livello di consapevolezza su questi temi molto maggiore di quello che abbiamo attualmente” ha spiegato Giovanna Boggio Robutti, Direttore Generale della fondazione FEduF, durante l’evento “E tu di che generazione finanziaria sei?” trasmesso da Studio Leonardo in occasione del mese dell’Educazione Finanziaria.

La finanza personale non si fa da soli

A fronte di questi dati, emerge come necessità comune a tutte le generazioni finanziarie quella di un processo di alfabetizzazione come strumento per diventare più consapevoli nel compiere le proprie scelte. “La cura delle proprie finanze non si fa da soli. È una materia complessa, che richiede l’intervento di professionisti: consulenti finanziari, società, prodotti, ma anche noi stessi con i nostri comportamenti” ha sottolineato Ruggero Bertelli, Professore di Economia e degli intermediari finanziari dell’Università di Siena ed esperto in finanza comportamentale, nel corso del suo intervento. “L’educazione finanziaria deve insegnare i comportamenti corretti e razionali, deve insegnare la prevenzione: perché gli effetti di una buona pianificazione finanziaria si vedono nel lungo periodo e i comportamenti irrazionali sono i nostri principali nemici. Ecco perché è importante avere vicino un professionista, un “architetto delle scelte”, che ci lasci liberi di scegliere, ma tra le proposte giuste”.

La finanza come tabù

Nella cultura italiana parlare di soldi in famiglia non sta bene, non è elegante, non è adatto ai bambini. Se ne parla solo – e lo abbiamo sperimentato proprio in questo periodo di crisi – quando c’è una criticità. Anche a scuola si parla ancora troppo poco di finanza personale e questo ci porta a una società che non ha purtroppo una cultura di cittadinanza né quelle competenze economiche di base ormai indispensabili.

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Millennials: una generazione finanziaria curiosa ma poco informata

Anche in questo caso i dati non lasciano dubbi: i trentenni di oggi sono più attenti al risparmio rispetto a quelli della generazione precedente. Oltre il 60% non fa investimenti e non è seguito da un consulente. Percepiscono, però, rispetto al passato, la loro debolezza e si dichiarano pertanto interessati a ricevere consulenza, anche a pagamento, da parte di banche e professionisti. La loro alfabetizzazione finanziaria è bassa, anche perché in Italia lasciano tardi la famiglia di origine. “Una caratteristica che vediamo nei trentenni di oggi è quello della curiosità” ha spiegato Marco Scioli, Co Founder di Starting Finance, start-up di divulgazione finanziaria dedicata ai Millennials. “Se è vero, infatti, che sono poco propensi ad investire, vogliono però capire come fare, conoscere le dinamiche e le opportunità. Il problema sono i modelli di riferimento che spesso non sono quelli giusti – il nido famigliare, gli amici – proprio perché manca un’educazione finanziaria che dia consapevolezza di quali siano le scelte corrette e mancano le infrastrutture per capire a chi rivolgersi. Anche le giovani donne sono sicuramente più autonome e dotate di maggiore spirito critico rispetto a un tempo, ma in famiglia sono ancora troppo spesso escluse dalla gestione del denaro”.

Fintech: un’opportunità ma anche un rischio

Se è vero che la digitalizzazione negli ultimi anni ha avuto una forte accelerata che ha investito tutta la società, i nativi digitali sono senza dubbio avvantaggiati da tutto quello che è on line, finanza compresa. Ma con quanta consapevolezza poi veramente sanno gestire investimenti e risparmi in maniera digitale? “Oggi stanno nascendo tanti siti di trading on line, a cui i ragazzi possono accedere in modo molto facile, anche dal cellulare: ma le ricerche evidenziano il rischio che questo diventi la nuova frontiera del gioco d’azzardo, con tutti i pericoli ad esso connessi. Sul fronte famiglia, invece, va spiegato fin da piccoli ai bambini, che oggi sono abituati a vedere i genitori pagare con la carta o il cellulare, prelevare con una tesserina, fare pagamenti on line, che dietro questi semplici gesti c’è in realtà un processo di produzione del denaro, che costa lavoro e tempo alla mamma e del papà per guadagnarlo. Anche così si fa educazione finanziaria” ha sottolineato la Robutti.

Il benessere di oggi e il benessere di domani

Il raggiungimento del un benessere economico dipende senza dubbio dalle decisioni che sono state prese dalle persone nel corso della loro vita. Quindi le diverse generazioni finanziarie si trovano a dover affrontare questo problema da un punto di partenza diverso. Se per i Baby Boomers la questione si presentava solo nell’ultima fase della vita, Millennials e Generazione Z sono forse le prime generazioni a cui va insegnato questo concetto di distribuzione, equilibrio del benessere lungo tutto l’arco della vita, iniziando ad occuparsene fin da giovani con una corretta pianificazione finanziaria. “I giovani di oggi devono comprendere che se non si impara fin da giovani a costruirsi un futuro economico corretto, da adulti non si avranno gli strumenti per arrivare a quel benessere economico desiderato. La finanza deve dunque passare dall’essere considerata un tabù a un concetto di prevenzione perché, come in medicina, prevenire è meglio che curare” ha concluso Bertelli.

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