Intelligenza artificiale: dalla teoria alla pratica. Il caso LeoScienza in Leonardo Assicurazioni

L’AI è ormai entrata stabilmente nei processi e nelle strategie delle aziende. La vera domanda non è più se utilizzarla, bensì come farlo in modo efficace, affidabile e coerente con il contesto in cui si opera.

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Elena Casagrande Santin

Redazione Prospettive

È su questo punto che si innesta la riflessione emersa dall’intervento di Tim Baxter (formatore aziendale in dinamiche di leadership e accountability, e Direttore dell’MBA in International Business del MIB) durante l’evento organizzato da Generali Italia a Trieste, a cui Leonardo Assicurazioni ha preso parte: l’Intelligenza Artificiale è uno strumento il cui impatto dipende dalle scelte organizzative e culturali di chi la adotta.

Il problema dell’applicazione reale

Uno dei primi elementi da prendere in considerazione quando analizziamo l’adozione dell’AI, riguarda la distanza tra percezione e realtà dell’innovazione.

Spesso l’AI viene raccontata come una trasformazione immediata e totalizzante, capace di sostituire rapidamente processi e ruoli. Nella pratica, però, l’adozione tecnologica è molto più graduale e soprattutto disomogenea.

Infatti, come evidenziato dalla “Legge di Amara” citata da Tim Baxter, tendiamo a sovrastimare gli effetti dell’intelligenza artificiale nel breve periodo e a sottovalutarli nel lungo periodo.

Le organizzazioni si trovano così in una fase intermedia: da un lato l’entusiasmo per le potenzialità dell’AI, dall’altro la difficoltà di integrarla nei processi reali, oltre al senso di insicurezza accompagnato dalla sensazione di poter essere sostituiti dalle macchine.

La qualità dell’informazione

Se l’intelligenza artificiale è uno strumento di elaborazione, il suo valore dipende direttamente dalla qualità delle informazioni su cui si basa. Non basta avere risposte veloci, serve avere risposte affidabili, verificabili e coerenti con le fonti ufficiali.

Sicuramente, la qualità delle informazioni e la loro accuratezza dipendono dall’intervento umano, dalla capacità di governare uno strumento di questo tipo.

Ed è qui che molte soluzioni generaliste mostrano i loro limiti: ampiezza e varietà di informazioni sì, ma spesso senza garanzie sufficienti di controllo, aggiornamento e contestualizzazione.

Marco Bertani, Responsabile dell’Innovazione di Leonardo Assicurazioni, fa riferimento allo strumento AI proprietario (sviluppato da Leonardo Assicurazioni in collaborazione con SylloTips), LeoScienza: ci racconta che all’interno di un contesto aziendale innovativo e digitalizzato come il nostro, le competenze umane non smettono di essere estremamente rilevanti.

Marco Bertani, Responsabile dell’Innovazione di Leonardo Assicurazioni

LeoScienza: un approccio verticale all’intelligenza artificiale

L’obiettivo non è quello di introdurre un ulteriore strumento generico di intelligenza artificiale, ma di costruire un sistema verticale, progettato sulle esigenze specifiche dell’azienda e del settore.

«La presenza umana, per quanto riguarda LeoScienza, è imprescindibile. Da una parte c’è il lavoro di governance delle fonti di conoscenza: la selezione della documentazione, il collegamento corretto dei contenuti al loro contesto e il costante aggiornamento delle informazioni disponibili. Dall’altra c’è la revisione continua delle risposte fornite dall’AI, che vengono monitorate e arricchite grazie alle competenze professionali delle persone che operano come esperti.», specifica Bertani.

LeoScienza si basa su tre pilastri fondamentali: la qualità delle fonti documentali, selezionate e aggiornate e di natura esperienziale; l’affidabilità: le risposte sono verificate grazie a meccanismi di revisione da parte degli esperti che governano gli agenti AI e gli insegnano a rispondere sempre meglio; la riservatezza, in quanto i dati immessi non diventano patrimonio degli strumenti AI utilizzati per la generazione delle risposte.

Il risultato è un ambiente in cui l’intelligenza artificiale non è lasciata a se stessa, ma inserita in un ciclo continuo di verifica, apprendimento e consolidamento della conoscenza. Sembra un paradosso, ma è come se l’intelligenza artificiale venisse umanizzata.

Come evidenzia Bertani, uno degli obiettivi di LeoScienza è proprio quello di facilitare l’accesso e la condivisione del sapere aziendale, sia documentale che professionale. Baxter sostiene che la nostra crescita è determinata dal numero di persone competenti con le quali siamo in grado di confrontarci: Leoscienza ha lo scopo di amplificare questo numero ed estenderlo nello spazio (persone che fisicamente lavorano altrove o non sono raggiungibili al bisogno) e nel tempo (anche persone che non lavora più in azienda ma che hanno lasciato traccia del loro sapere nelle risposte che hanno arricchito).

«Vediamo l’AI come un tramite che permette all’utente di accedere in modo semplice e immediato a fonti diverse, accuratamente selezionate dall’uomo. La tecnologia non sostituisce le competenze professionali, ma contribuisce a renderle più accessibili e condivise

L’esperienza di LeoScienza e le conclusioni di Tim Baxter convergono su vari punti ma su uno in particolare: il valore dell’intelligenza artificiale è direttamente proporzionale alla capacità delle organizzazioni di comprenderla, governarla e integrarla nei propri processi.

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